I precari in servizio al Comune di Brescia sono oltre un centinaio
Ieri durante il Consiglio Comunale in Loggia ho incontrati alcuni dipendenti dell’amministrazione con contratto precario che manifestavano la loro preoccupazione per le difficoltà con cui si trovano a svolgere i loro incarichi proprio per la situazione di instabilità che il loro inquadramento comporta.
Questo fa il paio con le preoccupazioni di cui mi hanno reso partecipe alcuni amici: il loro bimbo frequenta una delle scuole d’infanzia del Comune, si trovano molto bene e il bimbo ha un ottimo rapporto le maestre, in particolar modo con la maesta storica della sezione, una delle protagoniste di una sperimentazione arrivata a compimento e riferimento un po’ per tutti i genitori. Bene, questa maestra è ancora a contratto determinato e manifesta insofferenza per la cosa, tanto che sta considerando l’eventualità di cambiare sede di lavoro.
Di seguito pubblico il documento redatto dai dipendenti precari del Comune di Brescia.
“I precari in servizio al Comune di Brescia sono oltre un centinaio.
Fra questi, ci sono lavoratori somministrati, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori a tempo determinato, impiegati in tutti i settori comunali.
Le finanziarie 2007 e 2008 hanno aperto un varco che ha consentito, lo scorso anno, di stabilizzare alcune decine di insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatrici degli asili nido e che potrebbe, ora, dare risposta ad altre categorie fra cui assistenti sociali, educatori professionali, ausiliari delle scuole, figure tecniche, amministrative e sociali.
Affinché questa possibilità si concretizzi, l’Amministrazione deve individuare i posti che rispondano a necessità non occasionali; adeguare, se del caso, la dotazione organica e procedere all’adozione del previsto piano triennale di stabilizzazione entro il 30 aprile 2008.
È, perciò, indispensabile, visti i tempi ristretti, che i consiglieri comunali si informino già nei prossimi giorni su questo tema e dedichino un po’ del loro tempo alla questione in modo da dare precisi indirizzi all’Amministrazione.
Questo consentirà di rispondere alle aspettative di numerosi lavoratori e, contestualmente, alle necessità dei servizi resi a favore dei cittadini.
Si tratta di occuparsi della precarietà, non solo per agitare vuoti slogan, ma per offrire, a chi ha svolto per anni il proprio lavoro, una risposta adeguata che gli consenta di proseguire nella propria attività professionale con meno incertezza sul proprio domani.
Brescia, 25-2-2008 “

Nell’asilo di mio figlio nell’ultimo periodo si susseguono le riunioni sindacali.
All’inizio io e mia moglie abbiamo preso male la cosa perché con il lavoro è sempre un casino andare a prendere il bimbo prima. Quando le maestre ci hanno spiegato il problema dei contratti abbiamo dato loro il massimo del sostegno: lo scorso anno nostro figlio ha avuto una maestra con cui si è trovato benissimo; quando quest’anno ha scoperto che la maestra Laura non c’era più è stato un colpo. Non immagino cosa possa essere un tourover di tre insegnanti all’anno, visto che secondo le maestre i contratti per le supplenze non dovrebbero essere per più di tre mesi
Sono un genitore di un bambino frequentante una delle la scuole dell’infanzia del comune di Brescia.
L’ho cercata la scuola, scelta tra altre possibilità, ho cercato quella che potesse dare stimoli, percorsi innovativi di educazione e crescita, incontri di culture diverse
attenta alle diversità e unicità di ogni singolo bambino
dove ogni bambino si possa sentire attore della propria via comunitaria e dove non vengano imposti vecchi modelli di scuola obsoleta,
posso dire di averla trovata, almeno sulla carta,
sul documento, il P.o.f specchietto per tutti i genitori che durante l’open day dedicato alla visita delle singole scuole, viene lasciato come prova del percorso didattico formativo del singolo istituto;
poi man mano ci vivi con tuo figlio in quella scuola, capisci quanto spesso anche lo scritto non rimanga ma possa nel corso del tempo, scomparire e rimanere un’idea, bella ma che appartiene solo ai desideri di qualche insegnante che davvero con il sangue e le unghie lotta per garantire a tutta la scuola l’esperienza di nuovi percorsi,
di come il peso dell’anzianità di una insegnante sia un peso per tutta la comunità scolastica perchè meno sensibile a ricercare nuove esperienze e anche più stanca di rapportarsi, ormai da nonna, a piccoli ma molto esigenti utenti.
Quindi anche se ti rivolgi a chi dovrebbe rassicurarti, ti trovi ad ascoltare discorsi che hanno come unico tempo verbale il condizionale, “dovrebbe” e la totale incertezza” forse”, di chi non vuole prendere davvero una posizione, anche affrontando il tema così importante delle eventuali insegnanti precarie, “rimangono o se ne vanno”, figure uniche e pilastri per i bambini.
Come è possibile non sapere l’esito d’arrivo dei propri insegnanti?
Come è possibile non considerare l’educazione, il pilastro del presente e del futuro, non aprirsi a collaborazioni tra modelli diversi di insegnamento, commistioni tra arti, culture e lingue diverse;
io, sostengo la scuola pubblica, aperta a tutti e laica, forse siamo in pochi ma ritengo etico e solidale “lottare” perchè davvero ogni bambino possa ricevere il meglio da una scuola al passo con la società odierna; quindi mi pongo un’ultima riflessione: come volere una scuola nuova se gli insegnanti percepiscono uno stipendio irrisorio rispetto al compito così importante che assumono nell’entrare in classe mentre, per esempio, un dipendente di banca evolve in carriera e denaro?
I soldi davvero sono al primo posto rispetto agli esseri umani?
Anche nella materna comunale frequentata da mia figlia sussiste lo stesso problema.
Una delle sue maestre ( quella storica ) è precaria e questo comporta, inevitabilmente, una grossissima preoccupazione per la continuità con l’anno successivo.
Mi chiedo dove è quella continuità di cui tanto si parla, come può un bimbo avere punti di riferimento che continuano a cambiare e mi chiedo, inoltre, per le insegnanti stesse se non è forse una perdita di tempo prezioso ed un lavoro enorme tutti gli anni dover affrontare con una collega sempre diversa un programma formativo, dover ricominciare sempre da capo per creare quella complicità necessaria al lavoro che sono chiamate a fare.
Come non essere d’accordo con i pareri sopra espressi? Il precariato è sicuramente una piaga sociale dei nostri tempi ed in particolare nell’ambiente del nostro Comune il peso si fa sentire. Quando poi si parla di scuola le difficoltà aumentano a dismisura. Anche per noi il problema insegnanti è sicuramente di gran rilevanza. Nostro figlio è molto legato alle maestre, in particolare a quella che lo ha seguito dal primo anno ma che non ha ancora certezze sul proprio futuro. Se poi questa maestra è anche l’elemento cardine della formazione (avendo seguito un particolare progetto educativo da alcuni anni), si capisce come il disagio sia alto e percepibile anche nell’umore dei bambini.
Mi unisco al coro per protestare !!
Mia figlia frequenta il II° anno in una delle scuole dell’infanzia di Brescia anche lei ha instaurato un rapporto speciale con una delle due maestre che dall’anno scorso, al suo primo ingresso nella scuola, l’ha seguita e con grande professionalità e amorevolezza è riuscita a farle superare tante difficoltà. Purtroppo anche questa insegnante fa parte del “gruppo precari”. Facciamo qualcosa … i bambini hanno bisogno di quella continuità che dà loro sicurezza, quella sicurezza che hanno il diritto di avere anche queste insegnati.
Mara
Quando ho aperto la categoria “Vita da precario” su questo blog pensavo unicamente alla mia posizione professionale (ricercatore universitario a contratto) e a quanti come me vivono la loro dimensione lavorativa in condizioni di precarietà. Da allora il mio modo di vivere questa rubrica è cambiato: amici cari mi hanno fatto notare come il continuo ricambio nel corpo insegnante porta disagio non soltanto alle maestre ma anche agli utenti.
Ho iniziato così a pensarmi non solo come precario, ma anche come futuro padre che dovrà fare i conti con la precarietà dei servizi.
I commenti arrivati a questo post sono molto importanti per me, lo sono perché mi hanno fatto capire come il lavoro flessibile, per quanto sia un esigenza del mercato, può diventare qualcosa di davvero pericoloso quando viene calato ciecamente in situazioni particolari come la scuola, dove a farne le spese non sono solo gli operatori, ma soprattutto gli utenti (senza parlare che mi avete dato qualche dritta su quello che mi aspetta tra qualche anno)
Nei giorni scorsi ho parlato con l’assessore Bisleri e con il vicesindaco Gaffurini (titolare anche delle deleghe al parsonale). Mi hanno fatto capire la complessità del problema.
Appena riesco ad avere informazioni concrete posto.
…pensavo che abitando in un paese, di mille guai e problemi ma dove ancora, forse, ci si può esprimere,fosse importante avere uno spazio, come questo dove confrontarsi, esprimere idee, scontrasi dove necessario
mi sbagliavo
in questa “lotta” al di là di ogni colore, la lotta per una più evoluta e stimolante istruzione molti tra genitori insegnanti e chiunque abbia un pensiero in merito sanno solo “Parlare” al di fuori di cancelli fisici e mentali e dove serve agire, si preferisce l’omertà
inutile offendersi, è vero in Italia l’omertà è la parola
il lamento l’azione
si ha paura quando si varca il cancecllo o la porta , quando si pensa d’essere di fronte a esseri superiori
non siamo forse tutti liberi cittadini, uguali ricchi di qualità e difetti?
un giorno, una bimba di otto anni mi disse_ é la paura che genera guerra_
allora, non stupiamoci di come siamo e di come vogliamo diventare
se nemmeno siamo in grado di esprimere opinioni…
Grazie a tutti per la collaborazione!
Antonietta ha detto una grande verità, purtroppo la maggior parte delle persone chiacchiera ..chiacchiera , ma poi quando ci deve mettere la faccia , o in questo caso esprimere un proprio parere scritto , preferisce ritirarsi e far finta di niente.
Sai che fatica arrivare a casa , accendere il computer e scrivere due righe su qualcosa che interessa il futuro dei loro figli … dai non è fattibile con tutto quello che c’è da fare…… e poi ci chiediamo perchè la nostra povera Italia sta affondando…..
Ho sperimentato in prima persona cosa vuol dire credere in qualcosa che considero un atto dovuto dalla nostra società per migliorare gli standard di vita presente e futura dei nostri figli; quando ho iniziato ad interessarmi ai problemi nella scuola di mia figlia sono rimasta positivamente colpita da quale fosse l’interesse sia del personale docente sia delle famiglie per attivarsi nel voler migliorare le cose.
Ciò mi ha permesso di caricarmi e di prendermi carico e portavoce (forse fin troppo) di tutti coloro che la pensassero come me ponendo me e mia figlia in primo piano, direttamente coinvolte
Questo blog su cui noi genitori potremmo liberarci e sfogarci in maniera positiva, scambiandoci pareri, consigli e lamentele rappresenta l’ennessima sconforto, un ulteriore muro d’omertà ……
E’ facile lamentarsi quando c’è chi porta avanti i nostri pensieri…………
E’ facile lamentarsi quando le porte sono chiuse e nessuno può sentire………….
E’ facile lamentarsi quando i propri figli non vengono presi di mira solo perchè un genitore ha il coraggio di parlare……………….
Una cosa ancora non riesco a comprendere: l’autonomia delle insegnanti.
La condivido ma se questa mette a repentaglio l’attività didattica propria di una scuola?
Perchè i genitori devono fare la parte degli ascoltatori e quando si interessano vengono visti come i ficcanaso o i”lamentoni” o peggio, rompi scatole?
Credo che sarebbe utile una collaborazione tra tute le forze in gioco, insegnati genitori e perchè no, i bambini!
…allora, perchè genitori e insegnanti anzichè lamentarvi al telefono o per strada sperando che i soliti ignoti portino la vostra discussione “ai piani alti” non scrivete in questo blog a chi davvero prende seriamente gli impegni presi ???
Tra un’aquila e il gregge di pecore c’è una bella differenza, forse non site in grado di coglierla…..
Per Antonietta
…….capisco la tua delusione ma è inutile prenderserla anch’io l’ho fatto per un pò ma poi mi sono resa conto che non serve a nulla, a parte vivere male io.
Se credi in qualcosa portalo avanti comunque anche se quelle persone che parlano, parlano e parlano ancora non trasferiscono poi nei fatti quello che dicono.
Cosa succederebbe se nessuno alzasse mai la testa?
Non lasciare che per quei codarti anche quello in cui tu credi vada perso o passi sotto tono, non ne vale la pena!!!!!!!!!