L’economia e le tasse: un po’ di chiarezza

Aprile 10, 2008

A proposito di quello che conta, eccovi un bel lavoro fatto daun gruppo di studenti di un Master in economia sulla situazione economica del nostro paese, con tanto di confronto tra l’efficiacia e i risultati delle politiche economiche e fiscali dei governi di centrodestra e centrosinistra.

Un bell’esercizio, per sfatare qualche luogo comune e per fare un po’ di chiarezza.

Da vedere e da far girare…

economia-italiana-un-confronto-per-le-elezioni


Il bla bla bla… e quello che conta

Aprile 9, 2008

Cari lettori,stamattina in treno per Milano mi sono dedicato alla lettura dei quotidiani locali. Dopo mezz’ora di noiosissimi resoconti sulla campagna elettorale, sulle posizioni degli undici candidati a Sindaco su questo o quell’argomento, ho buttato l’occhio sulle lettere al direttore e… cosa mi trovo?

Una lettera di due miei amici, Nicola e Sonia, su uno dei problemi che abbiamo cercato di affrontare anche in questo blog: la qualità delle nostre scuole per l’infanzia, il problema della precarietà dei nostri insegnanti, insomma.. la buona crescita dei nostri figli e i diritti di chi lavora con e per loro.

Dopo tanto bla bla bla, finalmente una cosa che vale la pena di leggere.

Complimenti ragazzi, avete tutto il mio sostegno!!

lettera-al-direttore-nicola-e-sonja

 


8 marzo: vogliamo anche gli asili

Marzo 9, 2008

Questo è il titolo dell’articolo del portale Vita che voglio segnalarvi e di cui indico il link in seguito.

Tra tutti i passaggi uno in particolare mi ha colpito:

“Studi europei, presentati di recente in un seminario presso il Dipartimento per le politiche della Famiglia, dimostrano che l‘incremento degli asili, congedi parentali e varie forme di part time fanno aumentare i tassi occupazionali femminili e, insieme, i tassi di fertilità. Tre piccioni con una fava. Tra tutti gli strumenti analizzati, gli asili sono l’asso nella manica: «un incremento del numero degli asili nido del 10%, porta la probabilità di lavorare dal 79% al 86% per le donne più istruite, e dal 53% al 67% per le donne meno istruite», ha detto la professoressa Daniela Del Boca.

L’impegnao dell’assessore Capra per gli asili nido e per le scuole d’infanzia è stato per molti versi lodevole, ma non è ancora arrivato il momento di cantare vittoria, il lavoro è tanto, non solo per rispondere alla domanda numerica, ma anche il garantire  la qualità e la stabilità del servizio.

Chi ha seguito sul blog il susseguirsi dei commenti di genitori preoccupati per la precarietà delle maestre sa a cosa mi riferisco.

Gli inizi della campagna elettorale cittadina fino ad ora non ha dato a questo tema lo status di priorità.

Forse sarebbe il caso di trovare il modo, e lo dico più come genitore che come politico, di far emergere il problema.

Leggi l’articolo


Scuole dell’infanzia, un futuro da ripensare

Marzo 7, 2008

Ho ricevuto una mail da parte di un genitore/cittadino, sempre sul tema degli asili comunali e la cosa mi ha fatto riflettere, sia per l’accorata risposta collettiva che il precedente post sui precari del Comune ha provocato, sia per le riflessioni che sviluppa.

Un istituto scolastico che per rigidità amministrative non riesce a trovare un dialogo con genitori motivati e coinvolti, perde un’occasione e costringe a porsi degli interrogativi rispetto alla strada che si debba percorrere nel riformare un paese che da troppo tempo è ripiegato su se stesso.

Riporto la lettera, omettendo per motivi di privacy il nome del mittente, perché credo possa dare un buono spunto di riflessione anche per il blog.

“Consigliere Cammarta,
ho visto dal suo blog che il problema della precarietà delle insegnanti negli asili nido è un nervo scoperto: basta sollecitarlo anche poco e la reazione è subito vibrante.
Non me ne stupisco. La mia esperienza di genitore è analoga.
Le spiego subito.
Il mio primo figlio è iscritto presso una scuola dell’infanzia del Comune di Brescia. Per la nostra famiglia è stato un vero sollievo riuscire ad iscriverlo proprio presso la scuola che avevamo scelto, tanto più se si considera che per vari problemi, il nostro bimbo aveva frequentato un nido privato. Il passaggio al pubblico è stato accolto positivamente, un po’ perché crediamo che la scuola, in ogni ordine debba essere un diritto, debba essere libera e laica, e per far questo è indispensabile che sia pubblica;
un po’ perché, avendo due figli, non saremmo stati in grado di sostenere due rette.

Così mentre il primo affronta l’avventura “nell’asilo dei grandi”, il più piccolo, per forza di cose vieniva iscritto nello stesso asilo privato che già avevamo imparato a conoscere.

A questo punto la mia famiglia si trova a vivere due percorsi scolastici per molti versi analoghi ma con esiti decisamente diversi.
Presso il nido privato, la direzione, per motivi puramente amministrativi decide di non riconfermare una maestra. La cosa ovviamente indispettisce i genitori che pretendono una continuità didattica, fanno pressione sulla proprietà ed ottengono la conferma della maestra. Scuola privata=il cliente ha l’ultima parola.

Nella scuola d’infanzia, analogamente, si viene a sapere che la maestra di riferimento della sezione, che in qualche modo ha spinto molti ad iscrivere il figlio in quella scuola e non in un altra, rischia di non essere confermata il prossimo anno, si scopre che ha una supplenza annuale, e che è esasperata dalla situazione, tanto che, pur amando il suo impiego, amando quel progetto didattico, sta pensando di cambiare radicalmente lavoro.
I genitori, tanto quanto nel nido, decidono di farsi sentire, passano dal rappresentante di classe alla direzione, attraversando tutte le tappe obbligate della burocrazia, per scoprire… che negli asili comunali ha l’ultima parola il regolamento.

A questo punto mi chiedo, ma che regolamento può essere quello che prende un’insegnate ben inserita con le colleghe, punto di riferimento per i bambini, adorata dai genitori e la porta in un altra scuola.

Mi chiedo, ma è mai possibile che debbano sempre essere le cose meno importanti a contare quando ci si trova di fronte ai regolamenti comunali, è mai possibile che le persone, siano essi mamme, papà, insegnanti o bambini, siano sempre quelli che si devono adattare?

Quello che penso è che l’istruzione dei figli debba essere affidata a degli istituti formativi veramente liberi, dove conti il bambino e non la retta che i genitori pagano, dove gli insegnati siano liberi da condizionamenti terzi.
Questo però lo non lo si può ottenere nascondendosi dietro fantomatici disciplinari, accontentando le paranoie burocratiche contro il parere dei genitori a discapito dei bambini.

Altrimenti finisce con l’essere meglio rivolgersi ad istituti privati, dove, pagandoli, sono costretti ad ascoltarti.”


I precari in servizio al Comune di Brescia sono oltre un centinaio

Febbraio 26, 2008

Ieri durante il Consiglio Comunale in Loggia ho incontrati alcuni dipendenti dell’amministrazione con contratto precario che manifestavano la loro preoccupazione per le difficoltà con cui si trovano a svolgere i loro incarichi proprio per la situazione di instabilità che il loro inquadramento comporta.

Questo fa il paio con le preoccupazioni di cui mi hanno reso partecipe alcuni amici: il loro bimbo frequenta una delle scuole d’infanzia del Comune, si trovano molto bene e il bimbo ha un ottimo rapporto le maestre, in particolar modo con la maesta storica della sezione, una delle protagoniste di una sperimentazione arrivata a compimento e riferimento un po’ per tutti i genitori. Bene, questa maestra è ancora a contratto determinato e manifesta insofferenza per la cosa, tanto che sta considerando l’eventualità di cambiare sede di lavoro.

Di seguito pubblico il documento redatto dai dipendenti precari del Comune di Brescia.

“I precari in servizio al Comune di Brescia sono oltre un centinaio.

Fra questi, ci sono lavoratori somministrati, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori a tempo determinato, impiegati in tutti i settori comunali.

Le finanziarie 2007 e 2008 hanno aperto un varco che ha consentito, lo scorso anno, di stabilizzare alcune decine di insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatrici degli asili nido e che potrebbe, ora, dare risposta ad altre categorie fra cui assistenti sociali, educatori professionali, ausiliari delle scuole, figure tecniche, amministrative e sociali.

Affinché questa possibilità si concretizzi, l’Amministrazione deve individuare i posti che rispondano a necessità non occasionali; adeguare, se del caso, la dotazione organica e procedere all’adozione del previsto piano triennale di stabilizzazione entro il 30 aprile 2008.

È, perciò, indispensabile, visti i tempi ristretti, che i consiglieri comunali si informino già nei prossimi giorni su questo tema e dedichino un po’ del loro tempo alla questione in modo da dare precisi indirizzi all’Amministrazione.

Questo consentirà di rispondere alle aspettative di numerosi lavoratori e, contestualmente, alle necessità dei servizi resi a favore dei cittadini.

Si tratta di occuparsi della precarietà, non solo per agitare vuoti slogan, ma per offrire, a chi ha svolto per anni il proprio lavoro, una risposta adeguata che gli consenta di proseguire nella propria attività professionale con meno incertezza sul proprio domani.

Brescia, 25-2-2008